Il denaro d'argento dell'Imperatore Commodo
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Figlio di Marco Aurelio, Commodo fu associato al trono nel 177 d.C. e salì al potere come imperatore nel 180, alla morte del padre. Il suo principato segnò una netta discontinuità rispetto alla tradizione degli imperatori adottivi: ostile al Senato e diffidente verso l’aristocrazia, governò in modo sempre più autoritario, concentrando il potere nelle proprie mani e affidandosi a una ristretta cerchia di favoriti. Trascurò progressivamente l’amministrazione dello Stato per dedicarsi ai piaceri personali e agli spettacoli, arrivando a esibirsi nell’arena come gladiatore, comportamento ritenuto scandaloso per un imperatore, e a identificarsi simbolicamente con Ercole, facendosi chiamare "Ercole romano".
Sopravvissuto a una prima congiura di palazzo, reagì con dure repressioni che colpirono senatori, aristocratici e persino membri della sua famiglia, alimentando un clima di paura e instabilità. Nel 192 d.C., vittima di un secondo complotto organizzato negli ambienti di corte, fu assassinato: venne strangolato dal suo maestro di lotta, Narcisso, a soli 31 anni.
Nonostante la fama di despota eccentrico e crudele, il suo regno non fu privo di aspetti positivi: mantenne una politica di relativa tolleranza religiosa, che contribuì a porre fine alle persecuzioni contro i cristiani avviate in precedenza, sostenne le arti e promosse opere celebrative in onore del padre, tra cui la Colonna Aureliana; inoltre, secondo alcuni studiosi, completò la celebre statua equestre di Marco Aurelio oggi conservata sul Campidoglio.
La moneta proposta è un autentico denario in argento coniato durante l’impero di Commodo (180–192 d.C.) e realmente circolato all'epoca.
Al dritto raffigura la testa laureata dell’imperatore, iconografia ufficiale simbolo del potere e della legittimità imperiale mentre sul rovescio si avvicendano differenti divinità romane. Il rovescio potrebbe differire dall'immagine riprodotta in quanto pezzi unici.